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La nuova responsabilità dell’appaltante per le ritenute dovute dall’appaltatore: molte semplificazioni, ma le complessità restano

In sede di conversione del d.l. n. 124 del 2019 verrà anche ridisegnata la responsabilità dell’appaltante per le ritenute dovute da appaltatori e subappaltatori.

La modifica era senz’altro necessaria.

Il sistema previsto dall’art. 4 del d.l. n. 124 del 2019 aveva una finalità certamente giusta, ma a prezzo di un davvero eccessivo incremento delle complessità e delle responsabilità per l’appaltante.

Con il nuovo regime, l’appaltante non sarà più, in sostanza, un nuovo sostituto d’imposta (ossia obbligato al pagamento delle ritenute al posto dell’appaltatore), ma sarà un controllore dell’appaltatore.

Senza, ovviamente, scendere nei dettagli, lo schema generale della nuova disciplina è il seguente.

In primo luogo, la disciplina opera solo con riguardo ai contratti per l’esecuzione di opere o la fornitura di servizi caratterizzate «da prevalente utilizzo di manodopera presso le sedi di attività del committente e con l’utilizzo di beni strumentali di proprietà di quest’ultimo» per un importo contrattuale annuo superiore a euro 200.000, con esclusione dei casi in cui l’appaltatore è un soggetto “virtuoso” secondo taluni parametri fissati dal medesimo arti. 4.

Per effetto della disciplina in parola, i committenti (che abbiano i requisiti soggettivi per fungere da sostituto d’imposta ai sensi dell’art. 23 del d.P.R. n. 600 del 1973) devono:

  1. acquisire copia delle deleghe di versamento delle ritenute operate da appaltatori, subappaltatori e affidatari per verificare l’ammontare versato;
  2. ottenere, inoltre, un complesso di informazioni per stabilire se le ritenute sono state correttamente quantificate e applicate;
  3. in caso di esito negativo di uno dei due controlli precedenti, sospendere il pagamento dei corrispettivi maturati a favore di tali imprese fino ad un importo pari al 20% del corrispettivo contrattuale annuo complessivo ovvero all’importo (crediamo, se minore) delle ritenute che il committente ritiene non essere state operate o versate;
  4. comunicare all’Agenzia delle Entrate l’esito negativo dei suddetti controlli.

Chi non rispetta tali obblighi è soggetto a una sanzione pari a quella applicabile nei confronti del sostituto inadempiente.

La formulazione di questa norma fa sorgere vari dubbi interpretativi. Ne citiamo qualcuno:

  1. perché le norma fa solo riferimento alle imprese consorziate? vuol dire che se l’appaltatore non opera come consorzio la norma non si applica?
  2. come opera la sospensione dei pagamenti nei confronti di appaltatori i cui dipendenti lavorano con più committenti (p.es. un’impresa di pulizie)?, la sospensione deve essere disposta da tutti i committenti, anche se per importi che, nel complesso, sono molto superiori a quelli non versati?w
  3. il committente che non osserva queste regole è soggetto solo alla sanzione per tardivo versamento oppure anche a quella per omessa effettuazione della ritenuta (se vi fosse un errore di tale genere commesso dall’appaltatore)?

In ogni caso, il vero rischio di questa disciplina è costituito dal possibile proliferare del contenzioso, sia fra gli appaltanti e l’Agenzia delle Entrare (per la corretta osservanza degli obblighi propri dell’appaltante medesimo), sia tra appaltatori e appaltanti, per tutti i casi in cui l’appaltatore ritenga che l’appaltante abbia disposto la sospensione dei pagamenti in assenza dei presupposti di legge. E questo è un contenzioso irto di difficoltà, perché si svolgerà dinanzi al giudice ordinario, il quale non ha nessuna inclinazione ad occuparsi di questioni tributarie.

Ma la criticità maggiore della disciplina in commento consiste nell’aver posto a carico dei committenti (oltre alla verifica dell’adempimento degli obblighi di versamento) anche il riscontro della corretta determinazione delle ritenute applicabili, ponendolo fra l’incudine della sanzione amministrativa tributaria (peraltro di non lieve entità, potendo essere costituita dalla somma di quella per omesso versamento e di quella per omessa effettuazione delle ritenute) e il martello delle non meno rilevanti responsabilità contrattuali ed extracontrattuali (derivanti dal possibile ritardo o inadempimento nei confronti dei propri fornitori).

Stante l’articolazione della disciplina, è facile pronosticare, infine, un significativo e e intervento “suppletivo” da parte dell’Agenzia delle Entrate (sia mediante gli ormai consueti provvedimenti attuativi direttoriali, sia per il tramite di circolari interpretative), finalizzato a rendere concretamente operativo il sistema. Questo rende ancora più problematica l’appropriatezza e l’effettiva praticabilità della decorrenza del nuovo regime a far data dal 1° gennaio 2020, e solleva dubbi di conformità dello stesso al dello Statuto del contribuente, se si pensa che il termine di sessanta giorni previsto dall’art. 3, comma 2 dello Statuto decorre dall’entrata in vigore della norma o, se successiva, «dall’adozione dei provvedimenti di attuazione».

Sorprende e non convince, dunque, il passaggio della Relazione illustrativa in cui si afferma che tale termine è pienamente rispettato.

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